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venerdì 1 gennaio 2016

Cultural accountability - Stefano Monti


Perché la cultura non può essere misurata? Sembra questa la domanda ricorrente di questa analisi puntuale del fallimento culturale italiano. La problematica della sostenibilità progettuale è ad ampio raggio e profondamente collegata alla sostenibilità economica, in pratica la vasta quantità e qualità di indici presente in tutti i settori produttivi viene ancora sistematicaticamente evasa nel settore culturale; il sostegno pubblico mentre subisce una forte diminuzione, richiede una forte ridefinizione dei metodi di valutazione della meritorietà. I vari Global Report Indexes riportati sono un primo tentativo insieme all'introduzione della Corporate Social Responsibility verso l'avvicinamento del sostegno privato alla cultura. Questo perché l'ampliamento dei mercati denota l'esigenza di una diffusa oggettivazione degli stessi e conduce alla ricerca di un equilibrio che si basa sulla capacità di consumo degli utenti, come pure nella reale conoscenza del benessere e dell'indotto socio-culturale creato in Italia. Numeri che già oggi ci dicono che siamo a 400000 occupati e a 214 miliardi di PIL prodotto. La prassi dell'accountability/rendicontazione è il concetto centrale per il futuro, per la gestione strategica, finanziaria e delle risorse umane nelle imprese culturali private e pubbliche. Il fatto che esistano le PMI come tante istituzioni a livello locale può solo indurci a chiedere come mai nell'economia digitale/multimediale/culturale i colossi americani la facciano da padrone e infine per cercare di cambiare le cose positivamente, che cioè tutti gli attori si sentano partecipi e condizionanti nell'effettiva gestione delle pratiche culturali, dove il privato è bene ribadirlo, non è una moda passeggiera, ma vista la struttura economica fondamentale delle nostre società è qui per generare ricchezza e valori positivi.

lunedì 31 agosto 2015

Economia e cultura - Michele Trimarchi - Franco Angeli editore


Analisi completa delle organizzazione e finanziamento delle istituzioni culturali. La definizione di prodotto culturale è la quadra per cui si sviluppa il testo.
Essendo un prodotto particolare, di quasi impossibile valutabilità a priori economica e "affettiva". Si qualifica poi la necessità dell'intervento pubblico a sostegno della cultura, maggiormente al settore no profit. Le motivazioni sono la garanzia della pluralità delle voci, la libertà espressiva, la sperimentazione e l'innovazione.
Vi è naturalmente il problema delle esternalità (morbo di Baumol) e imprevedibilità dei costi, inserendo in questo quadro già complesso l'esigenza del controllo della qualità che a distanza di 22 anni dalla prima edizione si dimostra sempre più diffusa e produttiva di conseguenza benefiche nell'ampliamento del bacino dei potenziali fruitori tramite l'elevazione dell'offerta internazionale e digitale.

Il percorso si fa netto nella definizione di offerta e domanda  culturale, dove la  prima viene vista come possibilità di espressione orizzontale e trasversale alle fasce sociali, escludendo il più possibile le barriere all'accesso; mentre la seconda è sempre più determinata dalla moltiplicazione dell'accessibilità alle produzioni creative che determinano la disponibilità a pagare dei consumatori. I prodotti culturali come gli spettacoli dal vivo e/o le opere d'arte diventano così momenti unici esperienziali, i festivals ne sono un esempio catalizzatore nel successo e nella storia dei costumi sociali.

La fiducia diviene la base del valore reputazionale nel rapporto tra finanziamento della cultura e dal settore privato e dal settore pubblico, individuando nell'analisi comparata e multidisciplinare lo sviluppo futuro a sostegno della cultura e dell'indotto umano ed economico in continua crescita.

martedì 8 luglio 2014

Manuale dell'albergo diffuso - Giancarlo Dall'Ara



Il manuale dell'albergo diffuso affronta la storia e l'evoluzione dell'idea di ospitalità diffusa in Italia da parte del massimo esperto, Giancarlo Dall'Ara. Tutto inizia dopo il terremoto del Friuli negli anni 70 in Carnia zona montana che tentava un lancio turistico per il permanere degli abitanti. L'evoluzione passa poi nelle varie regioni italiane con la matrice originaria di impiego degli edifici nei centri storici riadattati a camere di un albergo presente e rappresentato da una unica hall quale contributo alla rivitalizzazione dei paesi. Questo contributo si esprime proprio nella vita comunitaria del paese, inducendo il visitatore a prendere parte alle varie attività commerciali impiantate nella vita quotidiana del luogo, nonché attraverso lo stimolo ad originare nuove manifestazioni di recupero della cultura storica del posto e incentivando la creazione di nuove occasioni di incontro ed esperienza; i festivals lo possono testimoniare.

Le varie fasi d'approfondimento del testo danno il senso del dettaglio e della cura con cui si organizza l'albergo diffuso e per come viene percepito e mutuato nella formula all'estero. Parte importante è il web marketing e la possibilità di prenotare tramite internet, e quindi anche l'esperienza del ricordo tramite i social network ed i gadget proposti personalmente ad ogni cliente. L'appendice narra gli ultimi sviluppi e le prospettive normative in auspicio dell'autore, che debbano tendere ad una omologazione degli standard di qualità.
Lettura breve, 128 pagine.
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