sabato 21 novembre 2015

Jobs Act 2015 - Il Sole 24 Ore


Breve instant book (95 pagine) delle disposizioni normative di riforma del mercato del lavoro italiano. Descrizione lineare e normativa dei forti cambiamenti e oggettive penalizzazioni del lavoratore, dove al posto del valore umano si va a configurare il nuovo welfare come un gioco a perdere sotto molti aspetti, a cominciare dal licenziamento che viene commutato in merce di scambio economica a discrezione del singolo provvedimento, per passare alla tutela occupazionale stante le quasi inesistenti forme di ricollocamento presenti in Italia; si conclude con il dimezzamento dell'assegno di disoccupazione. Problemi si creano poi con la decontribuzione delle assunzioni, come dimostra il caso di Tolmezzo dove tre neo assunti a tempo indeterminato sono stati licenziati dopo 8 mesi. Naturalmente tutto questo in complesso quadro mondiale di un lavoro che cambia, ma in Italia sembra non cambiare mai, perché anche in ottica previdenziale annuncia una forte penalizzazione delle generazioni post baby boom, i nati dagli anni 70, le quali ricaveranno di pensione circa il 40% del loro stipendio pieno ove c'è occupazione a tempo indeterminato. Grande punto interrogativo sul livello di povertà in cui versa una parte degli italiani vista la continua complicazione contrattuale che questo provvedimento doveva affrontare e non affronta lasciando sul campo decine di contratti di lavoro diversi (qui non esattamente descritti, con qualche accenno all'abolizione dei co.co.co). Il nodo del debito pubblico resta centrale e della conversione produttiva di un paese sempre più reclinato su se stesso, in termini economici, sociali e demografici.

venerdì 13 novembre 2015

Le basi morali di una società arretrata - Edward C. Banfield


Le basi morali di una società arretrata è il libro che definisce il "familismo amorale".
Frutto di un'indagine svolta a Chiaromonte in provincia di Potenza (rinominato Montegrano) nel 1954 dal sociologo americano Banfield, rivela le difficoltà a fare comunità e cooperazione nell'Italia di allora come in quella di oggi di ritorno. Questo perché passati gli anni di povertà quasi assoluta nel dopoguerra, l'elemento base della tesi è il profondo individualismo sostanzialmente rivolto al proprio nucleo familiare felicemente definito "pensato a me stesso, pensato a tutti".

Una profonda disistima aleggia nel testo circa la possibilità che in tempi brevi la società possa cambiare, qui nel piccolo paese, ma evidentemente nell'intera nazione. Ad esempio quando qui si narra dell'istituzione statale come punto di riferimento già allora, lo si declina nell'impossibilità che la società civile e la cooperazione fra pari possa essere spinta verso una collaborazione continua di auto mutuo aiuto, fra vicini di casa che oggi non si conoscono ed allora si sospettavano per il miglioramento delle condizioni di vita e partecipazione alla collettività.

Fonte di molti questionari, la pur breve lettura ci immerge nella percezione numerica dei fatti e misfatti del piccolo paese provinciale come tale è rimasto gran parte del paese, pure se con una demografia diversa che ora ci vede invecchiare e cambiare notevolmente l'assetto economico.
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